Translate

lunedì 22 dicembre 2008

Veglia di Natale


Da qualunque parte siate vi sentiremo vicini

questo è il nostro augurio

 

Veglia di Natale:

 

"i diritti o sono di tutti o sono privilegio"

 

A chi parla di diritti è giustificata la domanda: da che parte stai, degli inermi o dei potenti?

 

Ritrovare il significato autentico dei "diritti" è possibile solo nella comune tensione all' uguaglianza.

 

Senza comune tensione verso l'uguaglianza i diritti cambiano natura:

 

per coloro che stanno in alto diventano privilegi

 

per quelli che stanno in basso concessioni o carità.

 

Gustavo  Zagrebelski

 

Desideriamo vivere la Veglia di Natale,

 a sessanta anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,

 scoprendo e vivendo i diritti come nascita perenne,

 come tensione comune verso l'uguaglianza e la fraternità.

 

La Veglia si svolgerà in via degli Aceri 1, Isolotto Firenze

 

con inizio alle ore 22,00 del 24 dicembre.

 

Sono previste le seguenti testimonianze:

 

gesti parole segni emozioni di bambini e bambine e dei loro genitori che hanno fatto un percorso di animazione sulla Convenzione dei diritti dei bambini

 

Aimo Frittelli, medico, racconta l'esperienza che sta facendo con suoi colleghi della clinica otorino di Firenze nella savana dell'Africa nera profonda, a Wamba nel Kenia del nord, per far nascere un germe di diritto alla salute;

 

Stefania Savielli, rappresentante sindacale della Elettrolux di Scandicci, ci dice della loro lotta per il diritto al lavoro;

 

Paola Ricciardi e altri dell'Associazione "Liberarsi" ci dicono della lotta nonviolenta degli ergastolani per l'abolizione della pena dell'ergastolo e della situazione del carcere di Sollicciano e dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo;

Marco Benvenuti ricercatore dell'Università di Firenze e Paolo Mencarelli già presidente del Comitato genitori/insegnanti ci dicono del movimento per la scuola di tutti per tutti;

 

Pape Diaw e altri del Coordinamento immigrati della CGIL ci dicono dell'impegno per i diritti degli immigrati a Firenze;

Altre testimonianze, canti, condivisione eucaristica, convivialità.

La Comunità dell'Isolotto

Firenze, Natale 2008

Veglia di Natale


Da qualunque parte siate vi sentiremo vicini

questo è il nostro augurio

 

Veglia di Natale:

 

"i diritti o sono di tutti o sono privilegio"

 

A chi parla di diritti è giustificata la domanda: da che parte stai, degli inermi o dei potenti?

 

Ritrovare il significato autentico dei "diritti" è possibile solo nella comune tensione all' uguaglianza.

 

Senza comune tensione verso l'uguaglianza i diritti cambiano natura:

 

per coloro che stanno in alto diventano privilegi

 

per quelli che stanno in basso concessioni o carità.

 

Gustavo  Zagrebelski

 

Desideriamo vivere la Veglia di Natale,

 a sessanta anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani,

 scoprendo e vivendo i diritti come nascita perenne,

 come tensione comune verso l'uguaglianza e la fraternità.

 

La Veglia si svolgerà in via degli Aceri 1, Isolotto Firenze

 

con inizio alle ore 22,00 del 24 dicembre.

 

Sono previste le seguenti testimonianze:

 

gesti parole segni emozioni di bambini e bambine e dei loro genitori che hanno fatto un percorso di animazione sulla Convenzione dei diritti dei bambini

 

Aimo Frittelli, medico, racconta l'esperienza che sta facendo con suoi colleghi della clinica otorino di Firenze nella savana dell'Africa nera profonda, a Wamba nel Kenia del nord, per far nascere un germe di diritto alla salute;

 

Stefania Savielli, rappresentante sindacale della Elettrolux di Scandicci, ci dice della loro lotta per il diritto al lavoro;

 

Paola Ricciardi e altri dell'Associazione "Liberarsi" ci dicono della lotta nonviolenta degli ergastolani per l'abolizione della pena dell'ergastolo e della situazione del carcere di Sollicciano e dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo;

Marco Benvenuti ricercatore dell'Università di Firenze e Paolo Mencarelli già presidente del Comitato genitori/insegnanti ci dicono del movimento per la scuola di tutti per tutti;

 

Pape Diaw e altri del Coordinamento immigrati della CGIL ci dicono dell'impegno per i diritti degli immigrati a Firenze;

Altre testimonianze, canti, condivisione eucaristica, convivialità.

La Comunità dell'Isolotto

Firenze, Natale 2008

mercoledì 17 dicembre 2008

Storia di una morte opportuna


Il libro è stato presentato Da Mario Riccio (nella foto) sabato 13 dicembre nella chiesa battista di Borgognissanti 6, a Firenze (v.foto).


Qui trovi la scheda







Sintesi dell'intervento di Riccio:



Oggi sono ospite di una comunità religiosa. La mia vicenda mi ha fatto scoprire un grande fermento positivo, un grande movimento che non conoscevo. Ho avuto la fortuna di essere stato avvicinato da un mondo culturale e religioso, cattolico e cristiano – io non sono credente -  come i valdesi, come il gruppo “Noi siamo chiesa” di Milano. Un gruppo molto forte che su questo argomento ha una visione diversa, aperta.


La dichiarazione dell’assessore Rossi è un fatto molto grave. Si è mostrato ignorante, in senso tecnico, non conoscendo la differenza tra eutanasia e sospensione delle cure. Non conoscendo gli elementi tecnici rende il confronto inutile

L’assessore Rossi confonde due piani del campo bioetico: il piano giuridico-deontologico, il piano etico, umano e personale. Rifiutare le cure è un diritto costituzionale, un diritto perfetto, che non ha bisogno di Legge applicativa. Non esiste un vuoto giuridico in Italia ma un pieno giuridico (Rodotà). Del resto basta leggere la sentenza del giudice per udienza preliminare che mi proscioglie dall’accusa di reato dove è scritto che non è consentito disattendere l’applicazione di una norma costituzionale (autodeterminazione individuale e consapevole in materia di trattamento sanitario) di immediata precettività. (v. Libro p.273).

Ha fatto una operazione che lo accomuna al Presidente della mia Regione Formigoni. I nostri organi amministrativi maltrattano la stessa Istituzione che dovrebbero rappresentare.

C’è la possibilità di non sottoporsi a una terapia, o di interrompere una terapia che si è iniziata. Esiste il diritto della biomedicina a interrompere il processo biologico della gravidanza…

Esiste un piano deontologico e a questo riguardo penso che debba essere riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza di un medico, in base a convinzioni religiose o filosofiche; ma l’obiezione individuale non può divenire l’obiezione di una Istituzione. Si tratta della malafede di chi vuole che i propri convincimenti e comportamenti diventino Legge per tutti.

A Roma c’è in preparazione una Legge sulle disposizioni anticipate di fine vita che ha tutta l’aria di andare in questa direzione.


Tra gli intervenuti Urbano che ha mandato la sintesi di cui sopra insieme al suo intervento nel dibattito:


Ho in mente una foto del lager nazista di Dachau: si vede un uomo piuttosto robusto vestito da aviatore mentre viene immerso in una vasca di acqua gelida. Due SS lo guardano. L'esperimento ordinato dall'alto serve a conoscere il tempo di resistenza di un corpo umano, quello ipotetico di un aviatore tedesco caduto in un luogo ghiacciato ed in attesa di soccorso. La didascalia spiega che alle invocazioni rivolte dall'uomo cavia perché fosse affrettata la sua morte, le SS di turno non possono che rispondere negativamente. L'ordine è quello di far seguire il corso naturale del progressivo congelamento e della morte, perché questa è la volontà di Berlino.

Bene, mi sembra questa la situazione di Eluana Englaro avvolta nel suo sudario di umiliazione per ordine di una pseudo scienza medica che mette la tecnica moderna al servizio quasi di una pretesa di renderci immortali. L'uso corretto, umano delle terapie di fine vita pone termine a queste storture del tecnicismo fine a se stesso. Questo hanno fatto  medici come Mario Riccio e come Fréderic Chaussoy; questo vogliamo garantirci noi, appellandoci alle Leggi che già esistono, con le dichiarazioni anticipate del fine vita.



Mi viene poi in mente un episodio riguardante i contadini poveri del Nordeste del Brasile, anni cinquanta del secolo scorso: fecero una lunga lotta per ottenere il diritto alla cassa da morto, visto che le pompe funebri del luogo, per risparmiare sulle casse mortuarie, seppellivano i corpi spogli sulla nuda terra. Intendevano con questo dare una maggiore dignità alla propria morte.

 Bene, noi siamo qui a rivendicare un modo meno umiliante, meno crudele e più dignitoso di morire: la qualità della morte è la qualità della vita.



Siamo a Firenze. Nella seconda metà del 700 il Principe Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana, fece fondere nel cortile del Bargello gli strumenti di tortura che fino allora avevano fatto parte giuridicamente riconosciuta della procedura penale; ne seguì l’abolizione della pena di morte.  In questa linea di attenzione al rispetto della persona, al rifiuto di imporre pene inutili, prima che crudeli, a me piacerebbe che la Toscana oggi accogliesse la richiesta di Peppino Englaro accettando di porre fine al tormento inutile oltreché crudele a cui è sottoposta Eluana, chiusa da 17 anni nel sudario predisposto per lei in una stanza dell’ospedale di Lecco.


Nota


Questa la dichiarazione dell'assessore toscano alla sanità Enrico Rossi:



«Credo che sia chi rifiuti sia chi propone di intervenire non dia un contributo ma rischi di attizzare uno scontro ideologico. E di fronte ai rifiuti di altre Regioni la Toscana diventerebbe la terra dell' eutanasia, alla quale sono contrario, e questo sarebbe un errore».

Storia di una morte opportuna


Il libro è stato presentato Da Mario Riccio (nella foto) sabato 13 dicembre nella chiesa battista di Borgognissanti 6, a Firenze (v.foto).


Qui trovi la scheda







Sintesi dell'intervento di Riccio:



Oggi sono ospite di una comunità religiosa. La mia vicenda mi ha fatto scoprire un grande fermento positivo, un grande movimento che non conoscevo. Ho avuto la fortuna di essere stato avvicinato da un mondo culturale e religioso, cattolico e cristiano – io non sono credente -  come i valdesi, come il gruppo “Noi siamo chiesa” di Milano. Un gruppo molto forte che su questo argomento ha una visione diversa, aperta.


La dichiarazione dell’assessore Rossi è un fatto molto grave. Si è mostrato ignorante, in senso tecnico, non conoscendo la differenza tra eutanasia e sospensione delle cure. Non conoscendo gli elementi tecnici rende il confronto inutile

L’assessore Rossi confonde due piani del campo bioetico: il piano giuridico-deontologico, il piano etico, umano e personale. Rifiutare le cure è un diritto costituzionale, un diritto perfetto, che non ha bisogno di Legge applicativa. Non esiste un vuoto giuridico in Italia ma un pieno giuridico (Rodotà). Del resto basta leggere la sentenza del giudice per udienza preliminare che mi proscioglie dall’accusa di reato dove è scritto che non è consentito disattendere l’applicazione di una norma costituzionale (autodeterminazione individuale e consapevole in materia di trattamento sanitario) di immediata precettività. (v. Libro p.273).

Ha fatto una operazione che lo accomuna al Presidente della mia Regione Formigoni. I nostri organi amministrativi maltrattano la stessa Istituzione che dovrebbero rappresentare.

C’è la possibilità di non sottoporsi a una terapia, o di interrompere una terapia che si è iniziata. Esiste il diritto della biomedicina a interrompere il processo biologico della gravidanza…

Esiste un piano deontologico e a questo riguardo penso che debba essere riconosciuto il diritto all’obiezione di coscienza di un medico, in base a convinzioni religiose o filosofiche; ma l’obiezione individuale non può divenire l’obiezione di una Istituzione. Si tratta della malafede di chi vuole che i propri convincimenti e comportamenti diventino Legge per tutti.

A Roma c’è in preparazione una Legge sulle disposizioni anticipate di fine vita che ha tutta l’aria di andare in questa direzione.


Tra gli intervenuti Urbano che ha mandato la sintesi di cui sopra insieme al suo intervento nel dibattito:


Ho in mente una foto del lager nazista di Dachau: si vede un uomo piuttosto robusto vestito da aviatore mentre viene immerso in una vasca di acqua gelida. Due SS lo guardano. L'esperimento ordinato dall'alto serve a conoscere il tempo di resistenza di un corpo umano, quello ipotetico di un aviatore tedesco caduto in un luogo ghiacciato ed in attesa di soccorso. La didascalia spiega che alle invocazioni rivolte dall'uomo cavia perché fosse affrettata la sua morte, le SS di turno non possono che rispondere negativamente. L'ordine è quello di far seguire il corso naturale del progressivo congelamento e della morte, perché questa è la volontà di Berlino.

Bene, mi sembra questa la situazione di Eluana Englaro avvolta nel suo sudario di umiliazione per ordine di una pseudo scienza medica che mette la tecnica moderna al servizio quasi di una pretesa di renderci immortali. L'uso corretto, umano delle terapie di fine vita pone termine a queste storture del tecnicismo fine a se stesso. Questo hanno fatto  medici come Mario Riccio e come Fréderic Chaussoy; questo vogliamo garantirci noi, appellandoci alle Leggi che già esistono, con le dichiarazioni anticipate del fine vita.



Mi viene poi in mente un episodio riguardante i contadini poveri del Nordeste del Brasile, anni cinquanta del secolo scorso: fecero una lunga lotta per ottenere il diritto alla cassa da morto, visto che le pompe funebri del luogo, per risparmiare sulle casse mortuarie, seppellivano i corpi spogli sulla nuda terra. Intendevano con questo dare una maggiore dignità alla propria morte.

 Bene, noi siamo qui a rivendicare un modo meno umiliante, meno crudele e più dignitoso di morire: la qualità della morte è la qualità della vita.



Siamo a Firenze. Nella seconda metà del 700 il Principe Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana, fece fondere nel cortile del Bargello gli strumenti di tortura che fino allora avevano fatto parte giuridicamente riconosciuta della procedura penale; ne seguì l’abolizione della pena di morte.  In questa linea di attenzione al rispetto della persona, al rifiuto di imporre pene inutili, prima che crudeli, a me piacerebbe che la Toscana oggi accogliesse la richiesta di Peppino Englaro accettando di porre fine al tormento inutile oltreché crudele a cui è sottoposta Eluana, chiusa da 17 anni nel sudario predisposto per lei in una stanza dell’ospedale di Lecco.


Nota


Questa la dichiarazione dell'assessore toscano alla sanità Enrico Rossi:



«Credo che sia chi rifiuti sia chi propone di intervenire non dia un contributo ma rischi di attizzare uno scontro ideologico. E di fronte ai rifiuti di altre Regioni la Toscana diventerebbe la terra dell' eutanasia, alla quale sono contrario, e questo sarebbe un errore».

lunedì 8 dicembre 2008

Lettera a Monsignore

5.12.08) A margine del caso di Eluana Englaro l'ex Capo Ufficio Stampa del Vaticano Joaquin Navarro Valss, riciclato come opinionista - sembra strano ma è così – del quotidiano “La Repubblica”, ha pubblicato ieri un articolo dal titolo “Eluana e l'enigma della coscienza” nel quale presenta il testamento biologico come l'anticamera di una specie di pulizia etnica non dissimile da quella del nazismo contro gli ebrei. Dando un'idea calunniosa delle posizioni dei laici – da Umberto Veronesi a Margherita Hack, da Franco Ferrarotti a Stefano Rodotà, fino al senatore Ignazio Marino e allo stesso Corrado Augias di Repubblica  – che da anni si scontrano inutilmente con l'integralismo delle varie Binetti nel tentativo di introdurre il testamento biologico anche da noi.


Lettera aperta a Joaquin Navarro Valss, opinionista de “La Repubblica”

p.c. a Ezio Mauro e Eugenio Scalfari, direttore e fondatore de “La Repubblica”




Egregio Monsignore,  abbiamo letto con interesse il lungo articolo che Lei ha voluto dedicare ieri su “La Repubblica” al caso Englaro e alla sentenze della Cassazione che se ne sono occupate. Desideriamo ringraziarla, intanto, perché a differenza dei suoi colleghi - che hanno chiamato “assassini” i giudici che le hanno emesse - Lei si è limitato a definirle “ostiche e problematiche”, è già un progresso. Ma ci sono altri brani dell'articolo che richiedono un commento.

A cominciare dal passo in cui Lei scrive di non comprendere il significato del testamento biologico. “Una persona che vive in uno stato temporaneamente prolungato di vita vegetativa non è capace di vivere attualmente una vita cosciente.  E tuttavia si sostiene che malgrado tale stato di vita cosciente non ci sia più, la sua volontà passata – riportata dalla testimonianza di altri – debba valere lo stesso per decidere la sua vita e la sua morte futura. Tutto questo è poco comprensibile”.

Sembra strano, Monsignore, che Lei abbia difficoltà a capire cose tanto elementari. Proviamo a spiegargliele in modo semplice, ci segua e vedrà che capirà anche Lei. 


Per fortuna abbiamo ancora una Costituzione

Il Suo problema nasce dal fatto che come molti suoi colleghi d'oltre Tevere (ma anche come molti politici al di qua), non ha dimestichezza con la nostra Costituzione. All'art. 32 questa stabilisce espressamente che  “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

...

Il testamento 

Se ci ha seguiti fin qua, forse potrà capire un po' meglio le motivazioni del testamento biologico. Se, infatti, io sono arbitro di me stesso, e in piena coscienza posso decidere se accettare o rifiutare i trattamenti che mi vengono proposti, cosa accade quando invece dovessi trovarmi – per un malaugurato incidente o per una malattia totalmente invalidante – in una situazione di coma prolungato; se, quindi, dovessi perdere in modo irreversibile la capacità di intendere e volere? Dovrei, allora, non potendo esprimere alcuna  volontà, rimanere puro ostaggio nelle mani dei medici, che potrebbero fare del mio corpo quello che vogliono, legarmi a qualunque macchina, prolungare artificialmente per anni e anni la mia vita animale?

...


L'esempio spagnolo

Del resto non mancano i precedenti in questo senso fuori dal nostro Paese. Può darsi Lei non sappia che a livello internazionale il testamento biologico è stato riconosciuto come valido dalla Convenzione di Oviedo, alla quale anche l'Italia ha dato la sua adesione. Ma quanto meno dovrebbe essere al corrente che proprio dal clero della sua Spagna – a quanto pare più avanzato di quello nostro, come quasi tutto ormai purtroppo in quel paese – arrivano opinioni del tutto contrarie alla sua e a quella del clero italiano, da sempre schierato “perinde ac cadaver” contro qualunque ipotesi di riconoscimento dei diritti di fine vita.

...


La dignità non c'entra

La cosa da sottolineare, comunque, è che in tutti i modelli di testamento biologico il punto discriminante non è rappresentato dalla decisione di  soggetti esterni ma dalla volontà dell'interessato. Al contrario di quello che Lei ritiene la scelta di fine vita non è una questione di “dignità”  ma di volontà.

...


La malafede

Ci permetta di dire, caro Monsignore, che questa conclusione non le fa onore. Assimilare i sostenitori del testamento biologico ai nazisti che uccidevano gli ebrei è un modo davvero meschino di polemizzare. E visto che parla di ebrei, ci costringe a ricordarle di quando erano proprio i suoi colleghi spagnoli e poi italiani, a cominciare dal suo glorioso predecessore e connazionale Tomàs de Torquemada, a processarli in massa insieme ai presunti eretici, omosessuali, illuministi, streghe.

...


L'articolo per intero


Giancarlo Fornari è presidente di Libera Uscita.

Lettera a Monsignore

5.12.08) A margine del caso di Eluana Englaro l'ex Capo Ufficio Stampa del Vaticano Joaquin Navarro Valss, riciclato come opinionista - sembra strano ma è così – del quotidiano “La Repubblica”, ha pubblicato ieri un articolo dal titolo “Eluana e l'enigma della coscienza” nel quale presenta il testamento biologico come l'anticamera di una specie di pulizia etnica non dissimile da quella del nazismo contro gli ebrei. Dando un'idea calunniosa delle posizioni dei laici – da Umberto Veronesi a Margherita Hack, da Franco Ferrarotti a Stefano Rodotà, fino al senatore Ignazio Marino e allo stesso Corrado Augias di Repubblica  – che da anni si scontrano inutilmente con l'integralismo delle varie Binetti nel tentativo di introdurre il testamento biologico anche da noi.


Lettera aperta a Joaquin Navarro Valss, opinionista de “La Repubblica”

p.c. a Ezio Mauro e Eugenio Scalfari, direttore e fondatore de “La Repubblica”




Egregio Monsignore,  abbiamo letto con interesse il lungo articolo che Lei ha voluto dedicare ieri su “La Repubblica” al caso Englaro e alla sentenze della Cassazione che se ne sono occupate. Desideriamo ringraziarla, intanto, perché a differenza dei suoi colleghi - che hanno chiamato “assassini” i giudici che le hanno emesse - Lei si è limitato a definirle “ostiche e problematiche”, è già un progresso. Ma ci sono altri brani dell'articolo che richiedono un commento.

A cominciare dal passo in cui Lei scrive di non comprendere il significato del testamento biologico. “Una persona che vive in uno stato temporaneamente prolungato di vita vegetativa non è capace di vivere attualmente una vita cosciente.  E tuttavia si sostiene che malgrado tale stato di vita cosciente non ci sia più, la sua volontà passata – riportata dalla testimonianza di altri – debba valere lo stesso per decidere la sua vita e la sua morte futura. Tutto questo è poco comprensibile”.

Sembra strano, Monsignore, che Lei abbia difficoltà a capire cose tanto elementari. Proviamo a spiegargliele in modo semplice, ci segua e vedrà che capirà anche Lei. 


Per fortuna abbiamo ancora una Costituzione

Il Suo problema nasce dal fatto che come molti suoi colleghi d'oltre Tevere (ma anche come molti politici al di qua), non ha dimestichezza con la nostra Costituzione. All'art. 32 questa stabilisce espressamente che  “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

...

Il testamento 

Se ci ha seguiti fin qua, forse potrà capire un po' meglio le motivazioni del testamento biologico. Se, infatti, io sono arbitro di me stesso, e in piena coscienza posso decidere se accettare o rifiutare i trattamenti che mi vengono proposti, cosa accade quando invece dovessi trovarmi – per un malaugurato incidente o per una malattia totalmente invalidante – in una situazione di coma prolungato; se, quindi, dovessi perdere in modo irreversibile la capacità di intendere e volere? Dovrei, allora, non potendo esprimere alcuna  volontà, rimanere puro ostaggio nelle mani dei medici, che potrebbero fare del mio corpo quello che vogliono, legarmi a qualunque macchina, prolungare artificialmente per anni e anni la mia vita animale?

...


L'esempio spagnolo

Del resto non mancano i precedenti in questo senso fuori dal nostro Paese. Può darsi Lei non sappia che a livello internazionale il testamento biologico è stato riconosciuto come valido dalla Convenzione di Oviedo, alla quale anche l'Italia ha dato la sua adesione. Ma quanto meno dovrebbe essere al corrente che proprio dal clero della sua Spagna – a quanto pare più avanzato di quello nostro, come quasi tutto ormai purtroppo in quel paese – arrivano opinioni del tutto contrarie alla sua e a quella del clero italiano, da sempre schierato “perinde ac cadaver” contro qualunque ipotesi di riconoscimento dei diritti di fine vita.

...


La dignità non c'entra

La cosa da sottolineare, comunque, è che in tutti i modelli di testamento biologico il punto discriminante non è rappresentato dalla decisione di  soggetti esterni ma dalla volontà dell'interessato. Al contrario di quello che Lei ritiene la scelta di fine vita non è una questione di “dignità”  ma di volontà.

...


La malafede

Ci permetta di dire, caro Monsignore, che questa conclusione non le fa onore. Assimilare i sostenitori del testamento biologico ai nazisti che uccidevano gli ebrei è un modo davvero meschino di polemizzare. E visto che parla di ebrei, ci costringe a ricordarle di quando erano proprio i suoi colleghi spagnoli e poi italiani, a cominciare dal suo glorioso predecessore e connazionale Tomàs de Torquemada, a processarli in massa insieme ai presunti eretici, omosessuali, illuministi, streghe.

...


L'articolo per intero


Giancarlo Fornari è presidente di Libera Uscita.

domenica 7 dicembre 2008

Preghiera della eucarestia


Celebriamo l' eucaristia condividendo con gioia i frutti del lavoro umano: il pane e il vino, nella memoria di Gesù e nella memoria dell'immenso sforzo di liberazione compiuto nei secoli da donne e uomini che hanno lottato per dare significato positivo alla loro vita di lavoro e alla lotta contro l'alienazione e l'oppressione.


La vita comunitaria, il nostro unire le esperienze quotidiane,

i passi, i· pensieri, le emozioni, le angosce, è un cammino di liberazione

dal dominio del sacro e da una visione negativa della storia umana.

In tale cammino di liberazione inseriamo la memoria di Gesù.

Il quale la sera prima di essere uccìso

mentre sedeva a tavola con apostoli e apostole

prese del pane lo spezzò e lo diede loro dicendo:

prendete e mangiate, questo è il mio corpo.

Poi prese un bicchiere di vino lo benedì

e lo diede loro dicendo:

questo è il mio sangue sparso per voi: fate questo in memoria di me.


Che per lo Spirito di Gesù questa eucaristia

non sia un sacrificio ma un annuncio evangelico

di riconciliazione

fra il corpo, il sangue, il lavoro,

la vita spesa per la giustizia,

la storia della liberazione,

il mistero che ci avvolge.


 

Preghiera della eucarestia


Celebriamo l' eucaristia condividendo con gioia i frutti del lavoro umano: il pane e il vino, nella memoria di Gesù e nella memoria dell'immenso sforzo di liberazione compiuto nei secoli da donne e uomini che hanno lottato per dare significato positivo alla loro vita di lavoro e alla lotta contro l'alienazione e l'oppressione.


La vita comunitaria, il nostro unire le esperienze quotidiane,

i passi, i· pensieri, le emozioni, le angosce, è un cammino di liberazione

dal dominio del sacro e da una visione negativa della storia umana.

In tale cammino di liberazione inseriamo la memoria di Gesù.

Il quale la sera prima di essere uccìso

mentre sedeva a tavola con apostoli e apostole

prese del pane lo spezzò e lo diede loro dicendo:

prendete e mangiate, questo è il mio corpo.

Poi prese un bicchiere di vino lo benedì

e lo diede loro dicendo:

questo è il mio sangue sparso per voi: fate questo in memoria di me.


Che per lo Spirito di Gesù questa eucaristia

non sia un sacrificio ma un annuncio evangelico

di riconciliazione

fra il corpo, il sangue, il lavoro,

la vita spesa per la giustizia,

la storia della liberazione,

il mistero che ci avvolge.


 

sabato 6 dicembre 2008

Ll'umanizzazione del carcere

  Domenica scorsa abbiamo dedicato il nostro incontro comunitario a informarci sulla lotta dei detenuti ergastolani e dell'associazione "Liberarsi" per ottenere l'abolizione dell'ergastolo, in modo da poter partecipare con piena consapevolezza alla rete di solidarietà. Tutto questo è in perfetta continuità con l'impegno concreto sviluppato fin dagli anni '60 dalla Comunità dell'Isolotto per l'umanizzazione del carcere e per l'adeguamento della carcerazione al dettato costituzionale, avendo come prostettiva il superamento del sistema carcerario. Nell'incontro di domenica scorsa abbiamo deciso di fare un comunicato di solidarietà. Il quale però, come ci dice una lunga esperienza, non avrebbe avuto nessuna possibilità di essere accolto dagli organi di informazione di massa. Per questo abbiamo chiesto a Enzo Mazzi di porre la sua firma al comunicato e di proporlo a un giornale a larga diffusione. La Nazione di oggi pubblica il comunicato in forma di commento a pag. I dell'inserto "Firenze" col titolo "Firenze non volti le spalle al carcere".


La Comunità dell'Isolotto


Sul carcere

(per La Nazione)

 

Firenze ha verso il paese un credito e un debito sul tema del carcere. Un credito perché ha dato un forte impulso all’umanizzazione della detenzione attraverso l’impegno del parlamentare fiorentino Mario Gozzini il quale ha promosso la legge che porta il nome di lui. Un debito perché quella legge non sia disattesa e tradita ma anzi conduca a traguardi sociali e legislativi più ancora avanzati.

In realtà le cose non vanno affatto bene. Nel carcere di Sollicciano le strutture sono in uno stato di completo abbandono, l'umidità nelle celle è terribile. I tagli dei finanziamenti non permettono neppure più la manutenzione ordinaria. Il numero dei detenuti è tornato ai livelli di pre-indulto. Ora ci sono 900 detenuti per una capienza di 460, ulteriormente ridotta però dalla chiusura di una sezione. In pratica, al reparto giudiziario sono di nuovo 3 o 4 nelle celle singole e anche 8 nelle celle da tre posti.

La composizione dei detenuti è la solita: a Sollicciano gli immigrati sono oltre il 60%, e molti sono i tossicodipendenti. E’ alto il numero di senza dimora per cui d’inverno il carcere è di fatto il maggiore "centro di accoglienza" per senza dimora della città.

Nella IX sezione, di "Alta Sorveglianza", ci sono i quattro detenuti ergastolani che hanno scritto una toccante “Lettera alla città di Firenze” per ottenere sostegno alla loro lotta pacifica e nonviolenta per chiedere anche in Italia, come in altre nazioni europee, l’abolizione della pena dell’ergastolo. Stanno facendo lo sciopero della fame che durerà tutta la settimana, sostenuti da alcune associazioni fra cui “Liberarsi”. Lo stesso faranno tutte le carceri della Toscana e nelle settimane a seguire, tutte le carceri italiane.

“Lo sciopero della fame, sostengono, è un gesto di disperazione compiuto nel rispetto delle regole e senza creare allarmi all’interno della struttura carceraria. Lo sciopero non è una forma di contestazione contro il carcere di Firenze, ma è una protesta contro la pena dell’ergastolo perché noi ergastolani viviamo il tempo senza speranza, perché la pena dell’ergastolo è contraria alla Costituzione della Repubblica che assegna alla pena una finalità rieducativa, mentre la pena dell’ergastolo ha carattere perpetuo e priva il condannato di ogni possibilità di reinserimento sociale e per questo è da considerarsi equivalente ad una pena di morte”.

E c’è la situazione esplosiva dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino: 200 internati in una situazione di sovraffollamento terribile e incontrollabile. Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti del Circondario, denuncia perfino pestaggi e violenze fisiche e comunque la mancanza delle condizioni minime perché l’Ospedale assolva la sua funzione terapeutica.

Firenze portabandiera dell’abolizione della pena di morte e madrina della legge Gozzini non può lasciarli soli. Le istituzioni e l’associazionismo dovrebbero dare una risposta alla richiesta di solidarietà che viene da un pezzo di città, invisibile e afona, ma fatta di persone in carne ed ossa.

 

                                               Enzo Mazzi

 

3 dicembre 2008

Ll'umanizzazione del carcere

  Domenica scorsa abbiamo dedicato il nostro incontro comunitario a informarci sulla lotta dei detenuti ergastolani e dell'associazione "Liberarsi" per ottenere l'abolizione dell'ergastolo, in modo da poter partecipare con piena consapevolezza alla rete di solidarietà. Tutto questo è in perfetta continuità con l'impegno concreto sviluppato fin dagli anni '60 dalla Comunità dell'Isolotto per l'umanizzazione del carcere e per l'adeguamento della carcerazione al dettato costituzionale, avendo come prostettiva il superamento del sistema carcerario. Nell'incontro di domenica scorsa abbiamo deciso di fare un comunicato di solidarietà. Il quale però, come ci dice una lunga esperienza, non avrebbe avuto nessuna possibilità di essere accolto dagli organi di informazione di massa. Per questo abbiamo chiesto a Enzo Mazzi di porre la sua firma al comunicato e di proporlo a un giornale a larga diffusione. La Nazione di oggi pubblica il comunicato in forma di commento a pag. I dell'inserto "Firenze" col titolo "Firenze non volti le spalle al carcere".


La Comunità dell'Isolotto


Sul carcere

(per La Nazione)

 

Firenze ha verso il paese un credito e un debito sul tema del carcere. Un credito perché ha dato un forte impulso all’umanizzazione della detenzione attraverso l’impegno del parlamentare fiorentino Mario Gozzini il quale ha promosso la legge che porta il nome di lui. Un debito perché quella legge non sia disattesa e tradita ma anzi conduca a traguardi sociali e legislativi più ancora avanzati.

In realtà le cose non vanno affatto bene. Nel carcere di Sollicciano le strutture sono in uno stato di completo abbandono, l'umidità nelle celle è terribile. I tagli dei finanziamenti non permettono neppure più la manutenzione ordinaria. Il numero dei detenuti è tornato ai livelli di pre-indulto. Ora ci sono 900 detenuti per una capienza di 460, ulteriormente ridotta però dalla chiusura di una sezione. In pratica, al reparto giudiziario sono di nuovo 3 o 4 nelle celle singole e anche 8 nelle celle da tre posti.

La composizione dei detenuti è la solita: a Sollicciano gli immigrati sono oltre il 60%, e molti sono i tossicodipendenti. E’ alto il numero di senza dimora per cui d’inverno il carcere è di fatto il maggiore "centro di accoglienza" per senza dimora della città.

Nella IX sezione, di "Alta Sorveglianza", ci sono i quattro detenuti ergastolani che hanno scritto una toccante “Lettera alla città di Firenze” per ottenere sostegno alla loro lotta pacifica e nonviolenta per chiedere anche in Italia, come in altre nazioni europee, l’abolizione della pena dell’ergastolo. Stanno facendo lo sciopero della fame che durerà tutta la settimana, sostenuti da alcune associazioni fra cui “Liberarsi”. Lo stesso faranno tutte le carceri della Toscana e nelle settimane a seguire, tutte le carceri italiane.

“Lo sciopero della fame, sostengono, è un gesto di disperazione compiuto nel rispetto delle regole e senza creare allarmi all’interno della struttura carceraria. Lo sciopero non è una forma di contestazione contro il carcere di Firenze, ma è una protesta contro la pena dell’ergastolo perché noi ergastolani viviamo il tempo senza speranza, perché la pena dell’ergastolo è contraria alla Costituzione della Repubblica che assegna alla pena una finalità rieducativa, mentre la pena dell’ergastolo ha carattere perpetuo e priva il condannato di ogni possibilità di reinserimento sociale e per questo è da considerarsi equivalente ad una pena di morte”.

E c’è la situazione esplosiva dell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino: 200 internati in una situazione di sovraffollamento terribile e incontrollabile. Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti del Circondario, denuncia perfino pestaggi e violenze fisiche e comunque la mancanza delle condizioni minime perché l’Ospedale assolva la sua funzione terapeutica.

Firenze portabandiera dell’abolizione della pena di morte e madrina della legge Gozzini non può lasciarli soli. Le istituzioni e l’associazionismo dovrebbero dare una risposta alla richiesta di solidarietà che viene da un pezzo di città, invisibile e afona, ma fatta di persone in carne ed ossa.

 

                                               Enzo Mazzi

 

3 dicembre 2008

lunedì 1 dicembre 2008

De hominis dignitate


  


Cari amici, il sen. Ignazio Marino ha lanciato un appello pubblico per il diritto alla libertà di cura.  L'iniziativa nasce dalla preoccupazione che la legge in corso di esame possa rendere obbligatoria l'idratazione e l'alimentazione artificiale, come vorrebbe la maggioranza del centrodestra e la maggioranza della Chiesa cattolica. Alcune importanti personalità l'hanno già sottoscritto, e fra esse i ns. soci onorari Corrado Augias e Stefano Rodotà. Invitiamo tutti i nostri soci e simpatizzanti a firmare l'appello tramite il sito:   www.appellotestamentobiologico.it.


Dalla segreteria di Libera Uscita.

 

NB. Ho appena firmatoFirma anche tu.



Buona giornata a tutti. Anche a te, caro Indro, cenere non muto in quel di Fucecchio.


Un bicchier d'acqua fresca (per rifarsi un po' la bocca:)


De hominis dignitate (Pico della Mirandola)


§ 5. Il discorso di Dio all'uomo


17. Stabilì infine l'attimo artefice che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai singoli13.


18. Prese perciò l'uomo, opera dall'immagine non definita14, e postolo nel mezzo del mondo15 così gli parlò: «Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.


19.La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.


20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa.


21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo.


22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale16, perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito.


23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».


Trovato qui


De hominis dignitate


  


Cari amici, il sen. Ignazio Marino ha lanciato un appello pubblico per il diritto alla libertà di cura.  L'iniziativa nasce dalla preoccupazione che la legge in corso di esame possa rendere obbligatoria l'idratazione e l'alimentazione artificiale, come vorrebbe la maggioranza del centrodestra e la maggioranza della Chiesa cattolica. Alcune importanti personalità l'hanno già sottoscritto, e fra esse i ns. soci onorari Corrado Augias e Stefano Rodotà. Invitiamo tutti i nostri soci e simpatizzanti a firmare l'appello tramite il sito:   www.appellotestamentobiologico.it.


Dalla segreteria di Libera Uscita.

 

NB. Ho appena firmatoFirma anche tu.



Buona giornata a tutti. Anche a te, caro Indro, cenere non muto in quel di Fucecchio.


Un bicchier d'acqua fresca (per rifarsi un po' la bocca:)


De hominis dignitate (Pico della Mirandola)


§ 5. Il discorso di Dio all'uomo


17. Stabilì infine l'attimo artefice che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai singoli13.


18. Prese perciò l'uomo, opera dall'immagine non definita14, e postolo nel mezzo del mondo15 così gli parlò: «Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto.


19.La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.


20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa.


21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo.


22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale16, perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito.


23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».


Trovato qui


Confessionalismo


UAAR IL PERICOLO DEL CONFESSIONALISMO: Il circolo UAAR di Roma ha realizzato un nuovo video di denuncia sul fenomeno del confessionalismo.


 http://it.youtube.com/watch?v=8QRUazIaHWA

Confessionalismo


UAAR IL PERICOLO DEL CONFESSIONALISMO: Il circolo UAAR di Roma ha realizzato un nuovo video di denuncia sul fenomeno del confessionalismo.


 http://it.youtube.com/watch?v=8QRUazIaHWA